Le Olimpiadi invernali Milano Cortina del 2026 si stanno avvicinando, e con esse cresce l’attenzione verso la sostenibilità. Ma dietro le belle parole, i numeri raccontano una storia diversa, più intricata e problematica. Le montagne, con il loro patrimonio naturale, sono al centro di questo discorso: si prevede una perdita di manto nevoso tra 2,3 e 5,5 chilometri quadrati, mentre il ghiaccio glaciale potrebbe ridursi di oltre 14 milioni di tonnellate. C’è chi ipotizza addirittura punte fino a 34 milioni, se si considerano effetti indiretti. Dalle parti di Milano, quando si guarda alle emissioni di gas serra, il discorso si fa serio: tra gli sponsor figurano colossi del mondo energetico, automobilistico e dei trasporti, che influenzano parecchio l’impronta ambientale complessiva.
La questione chiave? Tre partner principali hanno un peso enorme nel raddoppiare le emissioni complessive legate ai Giochi. E il contagio ambientale non si arresta. Togliere proprio questi soggetti potrebbe far crollare drasticamente l’impatto ambientale dell’evento. L’effetto? Un dibattito acceso sulla reale sostenibilità di una manifestazione di questa portata, specie in un’epoca di crisi climatica sempre più tangibile. E c’è dell’altro: l’uso sempre più diffuso di neve artificiale nelle località sciistiche è un segnale evidente. Le temperature si alzano, i modelli meteo non sono più quelli di una volta e le montagne – soprattutto in Italia – si stanno trasformando sotto i nostri occhi.
Lo sforzo inquinante degli sponsor e l’impatto reale sulla neve
Andando nel dettaglio, i dati su Milano Cortina 2026 mettono in evidenza come le emissioni di alcuni sponsor – Eni, Stellantis, ITA Airways – pesino a livello ambientale più di quanto si pensi: circa 1,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica in più. Cioè oltre il 40% delle emissioni dirette complessive limitate all’organizzazione, che si fermano attorno alle 930mila tonnellate. Conseguenza immediata, e purtroppo evidente, è la perdita di manto nevoso stimata per quasi 3,2 chilometri quadrati, unita a un consumo di ghiaccio superiore a 20 milioni di tonnellate. Dati che non si possono ignorare, soprattutto a fronte di cambiamenti climatici già in piena azione.

Se guardiamo alle Alpi italiane e alle Dolomiti, emerge un quadro chiaro: meno impianti sciistici, funivie e infrastrutture testimoniano una realtà che cambia senza pause. C’è chi in città fatica a rendersene conto, ma il calo significativo del manto nevoso è sotto gli occhi di chi frequenta o vive in montagna. La neve artificiale, insomma, è diventata quasi una soluzione d’emergenza, un piccolo palliativo davanti a una trasformazione profonda. Chi passa tempo lassù lo nota anno dopo anno, e la percezione è di un cambio duraturo – quasi irreversibile.
Escludere gli sponsor più inquinanti: un taglio netto alle emissioni
Dati alla mano, rinunciare agli sponsor con le maggiori emissioni potrebbe essere una mossa decisiva. Si parla di una riduzione dell’impronta ecologica di circa il 22%. Tradotto in termini semplici: l’evento potrebbe essere più “verde” rispetto a quello del 2018, e per non poco. Il punto fermo resta però un altro, spesso sottovalutato: quasi la metà delle emissioni provengono dagli spostamenti degli spettatori, seguiti da infrastrutture e logistica. Insomma, la sostenibilità si gioca su più piani.
Un dato che fa ben sperare arriva dall’uso di strutture esistenti o riutilizzate: rispetto ad altre edizioni, le emissioni dovute alla nuova edilizia saranno tagliate del 60%. Un risultato concreto, che mostra come limitare l’impatto delle costruzioni è possibile e, in effetti, realizzato. Però il percorso verso un evento davvero sostenibile è ancora lungo e pieno di ostacoli.
Dal lato economico la questione sponsor “inquinanti” pesa meno di quanto si potrebbe pensare. Gran parte delle entrate arriva da altre fonti – ad esempio i diritti televisivi – mentre la quota degli sponsor è più ridotta. Per questo cresce la richiesta, da diversi settori, di preferire partner che garantiscano trasparenza sulle emissioni e abbiano piani concreti per la riduzione dell’impatto ambientale, allineandosi agli impegni climatici internazionali.
Il tema trasporti resta, come sempre, centrale: un fattore che incide molto sul bilancio ecologico di eventi come questi. Accrescere l’uso del trasporto pubblico, puntare sul pubblico locale, promuovere politiche tariffarie che frenino i viaggi ad alta emissione sono mosse efficaci e concrete. Per contro, affidarsi solo a strategie come la piantumazione di alberi può significare rischiare il greenwashing, una facciata che non cambia il nocciolo del problema.
Ciò su cui riflettere seriamente è proprio il futuro degli sport invernali, legato strettamente alla salute delle montagne e alla neve. C’è un aspetto culturale e uno politico: la pressione per avere eventi sempre più carbon free cresce. Come bilanciare sport, economia e ambiente sulle Alpi e le Dolomiti, luoghi che custodiscono patrimoni naturali unici? Eliminare gradualmente gli sponsor fossili e adottare strategie ambientali rigorose potrebbe essere la chiave per un rilancio sostenibile, mantenendo saldo il legame con paesaggi e tradizioni di queste zone.