Molti pensano che l’aria in casa sia sempre pulita e sicura, ma spesso non è così. Dentro le nostre abitazioni si accumulano sostanze inquinanti che possono influire sulla salute respiratoria. Un aspetto spesso ignorato riguarda i fornelli a gas, che rappresentano una fonte nascosta di sostanze nocive, come il biossido di azoto (NO2). Studi condotti in milioni di case dimostrano che chi cucina con fornelli a gas respira livelli di NO2 che superano spesso i limiti raccomandati da enti internazionali per la salute.
Questi valori di esposizione, a volte, superano i parametri di sicurezza a lungo termine indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mettono a rischio chi vive in ambienti dove si usa prevalentemente il gas o il propano per cucinare. Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti, ma coinvolge anche molti Paesi europei, compresa l’Italia, dove il gas in cucina è molto diffuso.
Cosa emerge dall’analisi sull’esposizione al biossido di azoto
Nei luoghi in cui si cucina con il gas, si registra un’esposizione media al NO2 di circa 10,1 parti per miliardo (ppbv): quasi doppia rispetto alla soglia di sicurezza a lungo termine fissata dall’OMS, che si attesta attorno a 5,2 ppbv. Una parte rilevante di questa quantità – circa 2,4 ppbv – viene direttamente dalla combustione legata alle attività di cottura, mentre il resto arriva da fonti esterne, come il traffico o l’inquinamento urbano. Chi invece usa fornelli elettrici è esposto a circa 8 ppbv, sempre dovuti all’ambiente esterno, dato che questi apparecchi non producono NO2 in casa.

Emergono poi alcune situazioni particolari, ad esempio chi cucina molto spesso o abita in spazi ristretti può facilmente superare i 18 ppbv. In questi casi, più della metà degli inquinanti interni deriva proprio dai fornelli. I motivi? Ambienti piccoli, poco ventilati: sono dettagli spesso trascurati ma che influiscono parecchio sulla qualità dell’aria che respiriamo in casa.
Si stima che oltre 22 milioni di persone negli Stati Uniti vivano in condizioni in cui il NO2 supera i limiti OMS solo per colpa dei fornelli a gas. Un segnale chiaro, secondo gli esperti, che testimonia come l’inquinamento domestico, sommato a quello esterno, possa creare situazioni rischiose soprattutto nelle aree urbane già pesantemente inquinate.
Durante la cottura, il biossido di azoto può superare per giorni all’anno il limite orario di 100 ppbv imposto dall’OMS. Tradotto: chi usa frequentemente fornelli a gas respira per parecchi giorni livelli pericolosi di NO2. Questo problema si fa sentire soprattutto in inverno, quando le finestre restano chiuse e l’aria non circola bene.
Perché il biossido di azoto rappresenta un rischio per la salute
Il biossido di azoto ragiona come un nemico silenzioso dentro le nostre case. L’esposizione prolungata è collegata a malattie respiratorie: peggiora l’asma, soprattutto nei bambini, e aumenta il rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Il NO2 inoltre rende più vulnerabili alle infezioni ai polmoni e, curiosamente, potrebbe influire negativamente anche sullo sviluppo fetale e sulla salute del cuore.
Vulnerabili? Anziani, bambini e chi soffre già di problemi respiratori, per loro un’eccessiva esposizione può essere pericolosa. Non a caso, spesso si dà per scontata la qualità dell’aria dentro casa, mentre bastano i fornelli a gas per far respirare quantità di NO2 pari a quelle di tutte le fonti esterne messe insieme.
Ogni Paese dovrebbe monitorare regolarmente l’esposizione al NO2, per identificare zone e categorie più a rischio e intervenire con politiche mirate. Servirebbero piani pubblici che spingano verso tecnologie meno inquinanti e sostengano chi vive in condizioni peggiori. Insomma, senza questi interventi il problema resta e la salute ne risente.
Negli ultimi anni – sia in Italia che in Europa – il tema ha guadagnato sempre più attenzione e ha cominciato a influenzare le politiche di salute pubblica, superando il semplice dibattito ambientale.
Cosa si può fare per migliorare la qualità dell’aria in cucina
Come ridurre l’esposizione al NO2? Uno step molto efficace è valutare il tipo di cucina. Passare dai fornelli a gas a quelli elettrici o a induzione: una mossa che elimina le emissioni di NO2 durante la cottura e migliora notevolmente l’aria dentro casa. Certo, serve un investimento – alla lunga però i benefici per la salute sono evidenti, soprattutto nelle città e negli alloggi più piccoli.
Altro punto da non sottovalutare: ventilare spesso gli ambienti, sia durante che dopo aver cucinato. Le cappe aspiranti che scaricano all’esterno funzionano molto meglio, mentre quelle a ricircolo offrono meno vantaggi. Aprire le finestre qualche volta al giorno è un gesto semplice, ma fondamentale per diluire le sostanze nocive, specie in case poco arieggiate.
Ancora, si può limitare la durata della cottura: meno tempo i fornelli stanno accesi, meno biossido di azoto si sprigiona. Privilegiare preparazioni veloci è un trucco da tenere a mente, soprattutto dove lo spazio è ridotto e l’aria ristagna.
Insomma, mettendo insieme un po’ di attenzione alle tecnologie utilizzate, con una ventilazione regolare e tempi di cottura ottimizzati, si può concretamente migliorare la qualità dell’aria domestica e proteggere la salute di tutti, in particolare di chi è più vulnerabile.