Le piante crescono rigogliose e forti da quando si utilizzano le foglie cadute come fanno in Giappone

Ogni autunno, una quantità enorme di foglie secche finisce tra discariche o impianti di incenerimento, trasformando così un elemento naturale in un problema ambientale difficile da gestire. Curioso come queste foglie – che potrebbero invece rendere il terreno più fertile e aiutare la crescita delle piante – vengano molto spesso ignorate. Lo si nota soprattutto nelle città, dove i sacchi pieni di foglie da smaltire si accumulano senza un vero progetto di valorizzazione.

Basta guardare al Giappone per scoprire un approccio molto diverso: la caduta delle foglie qui fa parte di un ciclo naturale ampiamente riconosciuto e apprezzato. Nei giardini e templi di Kyoto e Nara, per esempio, ci sono squadre specializzate che raccolgono le foglie secche per trasformarle in un particolare terriccio chiamato Kureha. Non si tratta di un semplice compost, ma di un lento processo di decomposizione all’aperto, che mantiene intatte le fibre e la sostanza organica. Il concetto chiave? La natura non spreca niente. Le foglie rilasciano nel terreno ciò che l’albero ha assorbito, mantenendo così vivo e fertile il suolo.

Il valore agronomico del kureha e i benefici per il terreno

Kureha va oltre l’idea di prodotto naturale: studi particolari mostrano che contiene fino al 25% in più di humus rispetto al compost tradizionale. Le sue fibre sono come una riserva d’acqua nel terreno, aiutando il suolo a trattenere l’acqua e favorendo la microfauna, importante per radici sane. Spesso questo dettaglio sfugge, ma è centrale per avere un ambiente stabile e vitale, soprattutto quando arriva la siccità o il freddo intenso.

Le piante crescono rigogliose e forti da quando si utilizzano le foglie cadute come fanno in Giappone
Ortensie rigogliose in vaso, simbolo della vitalità che la natura può esprimere con le giuste cure. – studiotecnicoidea.it

Nei giardini giapponesi, poi, il Kureha gioca anche un ruolo estetico: si usa per coprire vialetti e aiuole dando un aspetto uniforme, e proteggendo le piante durante l’inverno. L’equilibrio idrico e fisico che crea è davvero evidente, lo notano subito chi frequenta questi spazi. Al contrario, in molte città europee – dove invece la gestione delle foglie pesa molto sul bilancio – questo metodo fatica a farsi strada.

In Europa, ad esempio, lo smaltimento dei rifiuti vegetali costa ogni anno circa 300 milioni di euro. Sarebbe bello poter trasformare questi scarti in compost di grande qualità, utile per ambiente e agricoltura. Pesa poco: un chilo di foglie secche dà fino a 500 kg di compost maturo, riducendo la necessità di fertilizzanti chimici e le emissioni causate dal trasporto. Alcuni progetti in Germania, ispirati al metodo giapponese, parlano di un incremento della biodiversità del 30% e di una riduzione del 15% dei rifiuti organici nelle zone test. Come risultato? Riciclare le foglie non è solo ecologico, ma fa risparmiare anche soldi – circa 40 euro all’anno per famiglia in fertilizzanti sintetici.

Come realizzare un compost simile al kureha a casa

Riprodurre un procedimento così a casa non serve attrezzatura complicata, solo un po’ di pazienza e cura nella raccolta delle foglie. Le migliori sono quelle di acero, tiglio, betulla e nocciolo. Meglio evitare, o usare poco, foglie di platano e castagno, che si decompongono più lentamente. Un angolo fresco in giardino o un contenitore forato sul balcone vanno più che bene per iniziare.

Alternare strati di foglie secche con materiale fresco e umido – come erba tagliata o scarti vegetali – aiuta molto. Serve una buona aerazione e un po’ di umidità, ottenute rigirando il compost ogni due settimane circa. Così si evita quel cattivo odore e la muffa, sempre tenendo presente che le foglie devono essere sane e asciutte, senza segni di malattie fungine.

Dopo circa quattro mesi, il compost dovrebbe diventare di un bel colore bruno scuro, con un profumo che ricorda il sottobosco; al tatto, si presenta fine e con poche vene residue: segno che è maturo. Un pregio notevole di questo prodotto è la lunga capacità di trattenere l’acqua, fondamentale nei mesi caldi e secchi. Chi ha provato a farlo ha notato subito il beneficio che dà alle piante.

Nel nostro paese, risultati interessanti: alcune ricerche in aree verdi urbane italiane hanno mostrato un miglioramento della fioritura del 18% nelle aiuole trattate solo con compost da foglie, rispetto a quelle con fertilizzanti minerali. I lombrichi, veri indici di terreno sano, sono aumentati visibilmente. Anche la stabilità termica del terreno aiuta a proteggere piante sensibili come ortensie e camelie dal gelo, riducendo lo stress alle radici.

Fare compost in casa diventa così un’abitudine che aiuta l’ambiente e insegna qualcosa di importante, soprattutto ai più piccoli. In molte famiglie, coinvolgere i bambini nella raccolta delle foglie aiuta a capire il valore del riciclo naturale e il ritmo delle stagioni. Un piccolo spazio per il compost può far diminuire di circa il 10% i rifiuti organici raccolti ogni settimana. In città, aiuta anche il drenaggio nei vasi, evitando ristagni dannosi per le piante sul balcone.

Qualche scuola primaria, da nord a sud, ha già introdotto laboratori dedicati al compostaggio con questo metodo, diffondendo una cultura sostenibile che unisce ambiente, tradizione e vita quotidiana. In agricoltura, miscelare foglie decomposte con trucioli vegetali si è rilevato efficace a proteggere colture dagli effetti del cambiamento climatico: un segnale chiaro che una tecnica antica può essere utile anche nei tempi moderni.

Riconsiderare le foglie cadute significa tornare a un ritmo naturale spesso dimenticato nella vita di tutti i giorni. Per chi ha anche solo un piccolo giardino, affidarsi a questo processo vuol dire ridare forza al terreno, coltivare piante più robuste e avere uno spazio più equilibrato. Serve un po’ di pazienza e rispetto per la lentezza del metodo, ma i risultati si vedono – e durano.

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