Le dimensioni reali dell’Africa cambiano completamente la nostra percezione rispetto alla mappa tradizionale

Aprire una cartina geografica comune dà subito un’impressione sbagliata: la Russia sembra enorme, mentre l’Africa appare quasi piccola e poco significativa. Curioso, vero? La spiegazione sta in una distorsione cartografica molto diffusa, frutto dell’uso della proiezione di Mercatore adottata in quasi tutte le mappe mondiali. In realtà, il continente africano è quasi il doppio più grande della Russia: circa 30,4 milioni di chilometri quadrati contro i 17,1 milioni del gigante eurasiatico. Eppure, questa differenza rimane nascosta nella maggior parte dei vecchi atlanti. Ed ecco perché, da qualche anno, l’Unione Africana – che raggruppa 55 Paesi – ha avviato una campagna internazionale per sostituire la proiezione di Mercatore con una più precisa, nota come Equal Earth, capace di mostrare le dimensioni reali di continenti e regioni.

Chi ha a che fare con la cartografia sa che la proiezione di Mercatore, pensata nel XVI secolo per aiutare la navigazione, mantiene intatti angoli e direzioni, ma sballa parecchio le dimensioni delle superfici, soprattutto vicino ai poli. Su queste mappe, quindi, la Groenlandia appare quasi grande quanto l’Africa, quando invece quest’ultima è circa quattordici volte più estesa. Non è roba da poco, perché per anni questa falsa immagine ha influito anche sulla percezione culturale e geografica del pianeta, facendo sembrare l’Africa meno centrale di quanto non sia davvero. Ricordiamolo: è il secondo continente più grande al mondo, per superficie e popolazione, davanti a Nord America ed Europa.

Le caratteristiche di una nuova mappa più giusta

Parliamo adesso della proiezione Equal Earth, sviluppata nel 2018 da un gruppo di cartografi con l’intento di eliminare quelle distorsioni mega-evidenti. La sua forza? Restituire le superfici in modo realistico, senza esagerare con gli ingrandimenti verso i poli. In pratica, l’Africa sulla mappa finalmente occupa il suo spazio reale, né più né meno. Si sacrifica un po’ la tradizionale forma delle terre, leggermente “deformata”, ma resta abbastanza familiare a chi ha sempre guardato mappe convenzionali.

Le dimensioni reali dell’Africa cambiano completamente la nostra percezione rispetto alla mappa tradizionale
Elefanti ripresi nel loro habitat naturale, a rimarcare la ricchezza della fauna africana. – studiotecnicoidea.it

Un dettaglio interessante comparso sul sito ufficiale del progetto è la possibilità di scaricare mappe con il meridiano centrale orientato in modi diversi. Per esempio, esiste una versione con l’Australia al centro e il sud rivolto verso l’alto, sfatando il mito che la direzione della mappa influenzi la sua correttezza. Insomma, l’orientamento è più flessibile di quanto tanti pensano—e questo aspetto, se piccolo, non è da sottovalutare.

Passare a Equal Earth potrebbe cambiare la nostra idea delle distanze e dello spazio geografico, ridando all’Africa la centralità visiva che merita. In un mondo sempre più connesso, in cui la consapevolezza geografica conta sempre di più, avere una mappa così può essere una svolta rispetto alle rappresentazioni storte cui siamo abituati.

Il peso geopolitico della revisione cartografica

Il coinvolgimento diretto dell’Unione Africana parla chiaro: non è solo una questione di accuratezza tecnica, ma anche di impatto politico e culturale. Significa rivedere come il mondo vede l’Africa, spesso rimasta ai margini sia sulle mappe che nei dibattiti internazionali. Cambiare la cartografia vuol dire cambiare anche la rappresentazione simbolica del continente nei governi, nelle scuole, nei media.

Equal Earth rappresenta un equilibrio: sta tra la proiezione di Mercatore e altre – come Gall-Peters, che rispetta le proporzioni ma allunga o schiaccia le forme. Qui invece si prova a tenere fede alla dimensione con una mappa più usabile, buona per scuole, enti pubblici e istituzioni internazionali.

Chi segue queste discussioni vede in queste mappe una potenziale rivoluzione culturale: le scelte cartografiche influenzano le rappresentazioni culturali e politiche in modo profondo e, con nuovi modelli, si potrebbe finalmente vedere un’Africa nella sua reale dimensione, più rispettata e riconosciuta nel contesto globale. Il futuro? Potrebbe riservare una diffusione maggiore di queste mappe, con un’immagine del pianeta più veritiera e meno distorta.

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