Non tutte le città europee trasmettono lo stesso senso di sicurezza. Nel valutare quanto ci si senta protetti o insicuri, occorre scavare oltre le cifre ufficiali: spesso le realtà dietro i numeri sono più complesse. Nei Paesi del Nord Europa, ad esempio, la fiducia nelle forze dell’ordine resta alta e la criminalità è bassa, ma nel Mediterraneo la percezione di insicurezza cresce, complicata da vari fattori sociali ed economici. A dare qualche chiarimento arriva uno studio su più di 42mila cittadini in 27 Stati, un aggiornamento utile a chi vive, lavora o anche solo viaggia in Europa.
I paesi con la percezione di sicurezza più alta
Finlandia si fa notare tra i Paesi europei dove la fiducia nelle forze dell’ordine vola più in alto, con un indice che tocca gli 8,7 su 10. Il tasso di criminalità qui è inferiore del 35% rispetto alla media europea, ecco perché la percezione è così positiva. Poco lontani stanno Danimarca e Islanda, con un indice di sicurezza percepita che supera abbondantemente l’8 su 10. Anche la Svizzera si distingue, grazie a politiche integrate che uniscono controllo territoriale e assistenza sociale efficace, un mix stabile. Un aspetto curioso: in tutti questi paesi la coesione sociale tira la volata alla sicurezza. L’84% delle persone intervistate dice di poter contare su almeno un vicino in emergenza – un dettaglio importante che spesso si dimentica e che influenza molto il senso di protezione.

Città come Helsinki, Copenaghen e Reykjavik restano quindi punti di riferimento per chi cerca un ambiente affidabile, dove sicurezza reale e clima di fiducia vanno a braccetto ogni giorno. È un fatto da tener presente per chi valuta la qualità della vita o l’esperienza di permanenza in quei luoghi. Qui la collaborazione tra cittadini e istituzioni fa davvero la differenza.
Il contrasto nei grandi centri urbani europei
Quando si parla di grandi città, la percezione di sicurezza cambia faccia. A Berlino e Madrid, per esempio, i furti sono calati del 12% rispetto a qualche anno fa, ma chi vive in periferia racconta tutt’altro: un aumento del 18% nel senso di insicurezza, strano ma vero. A Parigi, nonostante l’esplosione delle telecamere – cresciute del 40% negli ultimi tempi – i piccoli reati continuano a essere fonte di fastidio per molte persone.
Londra rappresenta un capitolo a parte. Il progetto “Safe Boroughs” ha portato all’installazione di oltre 15mila sensori acustici per segnalare aggressioni e incidenti in tempo reale. Il prezzo? Più di 120 milioni di sterline l’anno, che hanno scatenato un dibattito acceso tra amministrazione e cittadini sul reale impatto di questi strumenti sulla sicurezza reale. Il problema diventa ancora più evidente in certi quartieri, dove le difficoltà sociali e l’alta densità abitativa complicano l’obiettivo di mantenere una protezione uniforme. Non è raro che chi abita queste zone percepisca mood e situazioni molto diverse dal centro città.
La sicurezza domestica come questione pratica e quotidiana
Sentirsi sicuri a casa passa spesso per scelte concrete: si parla di luci condominiali più efficaci, serrature certificate, reti di vicini organizzate. Nei Paesi baltici, per esempio, queste tattiche sono ormai la norma; in Estonia più del 70% dei condomini urbani partecipa a programmi di sorveglianza civica, sostenuti dal Ministero dell’Interno. Lituania invece offre incentivi fino a 500 euro per chi installa sistemi antintrusione certificati – un dettaglio non da poco.
Altri Stati hanno strade differenti: in Svezia si possono ottenere detrazioni fiscali pari al 30% per spese di sicurezza domestica, in Irlanda ci sono linee guida destinate alle comunità rurali isolate, mentre nella Repubblica Ceca scattano campagne pubbliche contro i furti negli appartamenti. Un problema nuovo – e complicato – è la crescita della cybercriminalità domestica, che mette in crisi la sicurezza delle abitazioni tradizionali. Truffe online e attacchi informatici sono aumentati del 22% rispetto a prima della pandemia, ecco perché c’è da starci attenti.
In Europa un cittadino su tre riceve messaggi truffa, spesso mascherati da falsi interventi tecnici o richieste di recupero bonus energia. Alcuni dispositivi connessi – serrature smart, videocitofoni Wi-Fi – aprono nuove falle, ma solo il 41% delle famiglie aggiorna regolarmente il software. Che dire? Dimenticare questo passaggio può essere rischioso, perché la sicurezza domestica ormai unisce il fisico e il digitale, insomma una sfida doppia.
Dai dati raccolti emerge che i governi europei stanno rivedendo i piani di sicurezza locale, aggiungendo fondi extra e campagne informative. Nel settore turismo si vede un uso crescente di assicurazioni obbligatorie per affitti brevi e controlli digitali sugli ospiti. Insomma, la sicurezza conviene a tutti, non solo a chi vive ma anche a chi ospita. Un cambiamento che, probabilmente, influenzerà sempre più le decisioni quotidiane di chi abita, lavora o si sposta nelle città europee.