Energia, boom di chiamate insistenti: il telemarketing aggressivo ottiene nuovo via libera nel paese

Quando si cambia fornitore di energia, dietro le quinte si nasconde spesso una realtà piuttosto fastidiosa: il gestore attuale non vuole proprio lasciar andare il cliente. Ecco cos’è il cosiddetto “win-back”, una strategia che tende a scoraggiare – con pressioni varie – chi decide di modificare il proprio contratto. Non è raro incappare in telemarketing insistente, a tratti borderline, ciò che ha acceso più di un campanello d’allarme tra le associazioni a tutela dei consumatori, le quali spingono per leggi più rigorose che regolamentino queste pratiche.

Basta guardarsi intorno per capire che, nel dibattito sul Disegno di legge Concorrenza, qualcuno vorrebbe legittimare proprio questo tipo di tattiche. In pratica, i fornitori potrebbero tenere i clienti tramite telefonate insistenti fino all’esasperazione. Ma il punto vero è: chi ci perde? Sicuramente chi cerca condizioni migliori, perché rischia di farsi condizionare più dalla pressione che da un’attenta valutazione. Va detto che, mentre nel mondo delle telecomunicazioni il “win-back” è vietato, nel settore energia – soprattutto nel Nord Italia – resta una pratica abbastanza diffusa e problematica.

Un dettaglio spesso dimenticato? Anche chi pensa di aver scelto con calma può ritrovarsi a vacillare. Le chiamate continue – spesso con script precisi – portano molti consumatori a ripensarci o addirittura a rinunciare, senza analizzare davvero le offerte. Negli ultimi tempi, alcuni politici hanno chiesto regole più dure, mirate a proteggere trasparenza e diritti, però la legge è ancora in divenire. Nel frattempo, nelle grandi città come Milano, la battaglia continua ogni giorno.

Il “win-back” e la complessità delle scelte energetiche

Il motivo che spinge a cambiare fornitore di luce o gas è chiaro: ottenere condizioni più vantaggiose e un servizio migliore. La realtà però spesso si scontra con le strategie di persuasione aggressive del gestore uscente, che – con una certa insistenza – propone offerte poco trasparenti per tenere il cliente ancorato a vecchi contratti, non sempre convenienti. Perfarla breve: chiamate continue che a volte irritano e complicano invece di aiutare.

Energia, boom di chiamate insistenti: il telemarketing aggressivo ottiene nuovo via libera nel paese
Operatrici di un call center al lavoro. Il telemarketing spesso si trasforma in una pratica aggressiva e insistente con i clienti. – studiotecnicoidea.it

A prescindere dalle regole che obbligano alla chiarezza nei contratti, la pressione telefonica crea una competizione poco corretta: chi dovrebbe scegliere con calma finisce per sentirsi soffocato. Il dato è questo – ecco perché tanti rinunciano al cambio – la difficoltà di resistere alle sollecitazioni dirette pesa più di tutto. Il fenomeno? Diffuso ovunque, ma nelle grandi città del centro-nord assume dimensioni tali da chiedere interventi regolatori più seri.

Mentre nel settore telecom il “win-back” è bandito, nel comparto energetico manca ancora una norma simile, stranamente. Gli esperti per i diritti dei consumatori mettono in guardia: sotto pressione, le scelte peggiorano, si fanno meno vantaggiose, e la libera concorrenza ne esce ridimensionata. Considerando il continuo aumento dei costi energetici, specie per le famiglie, questo è un danno reale, non solo teorico.

La discussione sul ddl Concorrenza e le esigenze dei consumatori

Al centro del dibattito politico sul ddl energia c’è uno scontro netto sulle tutele per gli utenti. Alcuni emendamenti, emersi durante l’esame, potrebbero spalancare le porte a un telemarketing ancora più aggressivo, il che va contro ciò che molte associazioni reclamano da anni. Il rischio di vedere abusi prende forma concreta, e la richiesta di controlli più stringenti si fa sentire con sempre maggiore forza.

Parallelamente, esistono proposte alternative che puntano a vietare il “win-back” anche nel settore energetico, allineando così le regole a quanto già accade nelle telecomunicazioni. L’intenzione è chiara: offrire informazioni più limpide e senza inutili pressioni. Chi vive in grandi metropoli nota bene questi sviluppi, dato che proprio nei centri urbani – come Roma o Torino – il fenomeno del telemarketing invasivo non accenna a diminuire.

Alla base c’è una battaglia per i diritti dei consumatori: evitano coercizioni che falsano le decisioni e minano fiducia e trasparenza. In un tempo in cui si parla molto di risparmio e sostenibilità energetica, rischiare di trasformare il mercato in un teatro di pratiche scorrette sarebbe un controsenso. Da chi abita in città arriva una critica diretta: il telemarketing aggressivo mina la fiducia, e quel danno, insomma, si ripercuote sulle scelte future di molti utenti.

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