Nuovi limiti di esenzione per i buoni pasto dal 2026: cosa cambia per lavoratori e aziende

Tra qualche tempo, molte aziende italiane si troveranno a gestire una novità interessante: riguarda i buoni pasto elettronici, ormai molto diffusi come forma di compenso accessorio. Già da inizio 2026, il limite di esenzione fiscale e contributiva giornaliera salirà da 8 a 10 euro. Una modifica che – diciamo – apre a nuove possibilità per imprese e lavoratori, aumentando la flessibilità senza costi aggiuntivi.

Il motivo è semplice: i prezzi e le abitudini alimentari sono cambiati nel tempo, e quel limite doveva essere aggiornato. Ovviamente, aumentare il valore dei buoni pasto resta a discrezione delle aziende, che valutano strategie interne e le esigenze del personale. Spesso nelle grandi città, dove pranzare fuori casa è quasi una regola, questa chance vuol dire un servizio migliore per i dipendenti.

Il quadro normativo e le implicazioni pratiche

Dal lato fiscale, il meccanismo è piuttosto diretto: i buoni pasto elettronici fino a 10 euro lordi al giorno non sono soggetti né a tasse né a contributi previdenziali. Per farla breve: l’azienda può aumentare l’importo senza rimetterci sul costo del lavoro. I lavoratori, invece, si ritrovano più risorse per il pranzo, senza detrazioni sullo stipendio.

Nuovi limiti di esenzione per i buoni pasto dal 2026: cosa cambia per lavoratori e aziende
Nuovi limiti di esenzione per i buoni pasto dal 2026: cosa cambia per lavoratori e aziende – studiotecnicoidea.it

Se si supera la soglia di 10 euro, la parte eccedente diventa imponibile sia dal punto di vista fiscale sia contributivo. È un dettaglio non da poco, seguito con cura dai consulenti del lavoro, dato che può cambiare i costi e le politiche aziendali di welfare. Ma attenzione: le regole restano invariate per altre forme di ristorazione, come le mense aziendali o le indennità particolari, che mantengono le loro agevolazioni.

Molte aziende, quindi, tendono a non toccare il valore attuale dei buoni pasto. Qualcuna, invece, comincia a pensare a una revisione in vista del nuovo limite, soprattutto nelle aree urbane dove il pranzo fuori è la norma, e un importo più alto amplia le opzioni per i dipendenti, senza far lievitare i costi.

Come cambia l’utilizzo dei buoni pasto e le regole da rispettare

Va detto che i buoni pasto elettronici si usano solo presso esercizi convenzionati: non sono vincolati ai soli bar o ristoranti, ma spesso funzionano anche nei supermercati o nei negozi alimentari. Molti preferiscono così pranzare a casa o ordinare un takeaway. Una comodità che – soprattutto nei centri cittadini, dove la pausa è breve – si fa sentire.

Va chiarito che i buoni pasto non si possono cedere, vendere o convertire in denaro. Le regole e il welfare aziendale assicurano una distribuzione equa tra i lavoratori, per evitare favoritismi e garantire un beneficio reale alla maggioranza del personale. Non è permesso farli avere a singoli fuori dalle norme di categoria applicabili.

Chi osserva la gestione aziendale spesso nota che dare un buono pasto più alto può diventare uno strumento efficace per migliorare il benessere in azienda, senza aumentare i costi contributivi. Le aziende italiane, quindi, sono chiamate a rivedere i propri modelli di welfare, tenendo in considerazione il nuovo limite e il ruolo crescente di questi strumenti sulle giornate lavorative. Nei grandi centri urbani, la pausa pranzo resta un momento importante, con effetti concreti.

Insomma, il rialzo della soglia di esenzione a 10 euro spinge il mondo imprenditoriale a ripensare alcune strategie legate ai benefit. Chi lavora in città apprezza il cambiamento, che offre una pausa migliori senza gravare sulle spese aziendali.

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