Nuove regole sull’uso del contante: cosa cambia per gli italiani nella vita di tutti i giorni

In Italia, per le transazioni con contante, esistono regole precise che ne limitano l’uso. Il tetto massimo per i pagamenti — tra privati, aziende e professionisti — è pensato per favorire la trasparenza economica. E per ridurre quei comportamenti illeciti che spesso si nascondono dietro operazioni non tracciate. L’attuale limite di 5.000 euro rappresenta un bel cambiamento rispetto al passato. Per importi superiori serve utilizzare strumenti verificabili, come carte di credito, bonifici o POS. Nelle grandi città, questa norma ha cambiato la routine di molti commercianti, specie per chi ha spesso spostamenti di denaro – soprattutto nelle piccole attività.

La storia del limite all’uso del contante in Italia

Chi ha seguito il settore negli ultimi dieci anni sa che il tetto per i pagamenti in contanti non è mai stato stabile: ha subito diversi aggiustamenti, fino a raggiungere ora una soglia più alta rispetto a qualche anno fa. Nel 2011, la soglia era di 1.000 euro. Poi, nel 2016, è salita a 3.000 euro; questa valore è stato in vigore fino al 2020 quando è sceso a 2.000. E infine, proprio nel 2023, è tornato su 5.000 euro. Dietro queste variazioni c’è la lotta al riciclaggio di denaro, all’evasione fiscale e a varie attività criminali collegate ai flussi non tracciati. La Legge di bilancio del 2023 ha previsto questo rialzo, modificando il Decreto Legislativo che disciplina i trasferimenti in contanti, specialmente l’articolo che stabilisce i limiti per le transazioni.

Nuove regole sull’uso del contante: cosa cambia per gli italiani nella vita di tutti i giorni
Elicottero della polizia in volo, simbolo di controllo e lotta all’illegalità, temi legati al limite sull’uso del contante. – studiotecnicoidea.it

Operando nel commercio – o in veste di professionista –, si conosce bene il rischio di superare il tetto. Le sanzioni amministrative cambiano in base all’importo e possono arrivare fino a 50.000 euro per somme fino a 250.000 euro. Se invece si supera questa cifra, si rischiano multe ancora più salate, fino a 250.000 euro. Un sistema di controllo che scoraggia l’uso eccessivo del contante e spinge verso strumenti più trasparenti e controllabili. Ecco, un dettaglio non da poco, che nelle città si percepisce ogni giorno, soprattutto durante scambi commerciali quotidiani.

Il quadro europeo e gli obblighi per l’Italia

Per i pagamenti in contante, l’Unione Europea ha uniformato le regole con la sesta direttiva antiriciclaggio, fissando un tetto di 10.000 euro per tutti gli Stati membri. Ma ogni Paese può — e spesso lo fa — scegliere un limite più basso, mantenendo una propria normativa. L’UE richiede solo che ogni modifica venga notificata entro tre mesi alla Commissione, così da garantire un’adeguata armonizzazione delle politiche antiriciclaggio.

Questa direttiva è entrata in vigore nel 2024. L’Italia, però, deve ancora completarne l’implementazione, con scadenze previste fino a metà 2027. Nel frattempo restano differenze importanti fra gli Stati sulla soglia per i pagamenti in contanti, tenendo così attivo un regime nazionale piuttosto rigoroso. Chi vive nelle metropoli — magari nelle zone del Nord Italia – si accorge subito che i pagamenti digitali stanno dilagando. Il contante, invece, conserva il suo ruolo nelle transazioni al di sotto della soglia.

Mantenere il limite a 5.000 euro rappresenta un equilibrio tra la volontà di combattere le pratiche illecite e la possibilità, per cittadini e imprese, di usare il metodo di pagamento preferito. Sul territorio, tanti piccoli commercianti e professionisti si sono già adattati, puntando maggiormente su strumenti di pagamento tracciabili e trasparenti.

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