Il ginocchio è un’articolazione fondamentale, quella che sostiene i nostri movimenti ogni giorno. Spesso, però, subisce infortuni che ne compromettono il funzionamento. Tra questi spicca la lesione al menisco, una delle cause più comuni di dolore e limitazioni motorie. Chi pratica sport con cambiamenti rapidi di direzione o torsioni improvvise sa bene di cosa parlo: dal gonfiore che sembra non passare mai, al blocco improvviso dell’articolazione, fino alla difficoltà di camminare senza sentire dolore. In certi casi, l’intervento chirurgico diventa inevitabile per salvaguardare la funzionalità del ginocchio. Ma come capire quando è il momento giusto per operare? E che strada seguire per la riabilitazione? Ecco qualche spunto.
Non si sceglie l’operazione solo perché si ha dolore. Anzi, più che i sintomi, conta la funzionalità residua del ginocchio e lo stato generale del paziente. Nei più giovani, una lesione grave può alterare la meccanica articolare e – diciamolo – aumentare il rischio di problemi seri, come l’artrosi precoce. Negli ultimi anni la chirurgia è spesso mininvasiva e consigliata soprattutto a chi punta a tornare a praticare sport con intensità. Intanto, c’è chi si chiede quali siano i tempi e i modi migliori per rimettersi in piedi senza tornare punto e a capo.
Tipi di lesioni al menisco e come si diagnostica il problema
Il menisco, posto tra femore e tibia, ha una forma a “C” e funge da ammortizzatore, assorbendo carichi e stabilizzando il ginocchio mentre ci muoviamo. Quando si rompe, di solito si avverte dolore localizzato, gonfiore e fatica a stendere completamente la gamba. Non mancano, a volte, episodi di blocco dovuti a piccoli frammenti meniscali che impediscono il movimento normale.

Diagnosi? Prima di tutto serve un’approfondita anamnesi: capire come e quando è insorto il dolore, in che circostanze ci si è fatto male. Poi si passa a test fisici mirati per valutare il menisco. Infine, l’esame che fa la differenza è la risonanza magnetica, perfetta per accertare tipo, entità e posizione della lesione. Le tipologie sono tante, dalle lacerazioni longitudinali a quelle radiali o orizzontali, senza dimenticare i famosi “manico di secchio”, ognuna con un impatto diverso sulla funzionalità.
Una questione spesso poco considerata riguarda proprio il tipo e la zona della lesione: questi elementi orientano la terapia e influenzano il percorso di recupero. Una rottura interna richiede un trattamento e una riabilitazione differente rispetto a una esterna. Chi lavora o fa sport con carichi frequenti sul ginocchio si accorge subito di come il problema incida sulla vita di tutti i giorni.
Intervento al menisco: quando è la scelta giusta e come si svolge
Non ogni lesione al menisco sfocia in una operazione chirurgica. In caso di danni lievi o degenerativi, spesso legati a usura o età, si preferisce una via conservativa: riposo, antinfiammatori, ghiaccio e fisioterapia mirata per tenere sotto controllo il dolore e salvaguardare la funzionalità. Il menisco, per via della scarsa vascolarizzazione, guarisce poco da solo – dettaglio non da poco – e per molti pazienti, soprattutto anziani o poco attivi, la chirurgia viene evitata.
Se invece la persona è giovane o la lesione è acuta e provoca fastidi meccanici evidenti, diventa consigliabile l’intervento. Serve a limitare ulteriori danni e a prevenire l’artrosi precoce. L’azione chirurgica, quindi, si fa in artroscopia e può prevedere due strade: la meniscectomia, cioè la rimozione della parte lesa, oppure la sutura meniscale, riparando il tessuto danneggiato.
La scelta tra queste due tecniche cambia a seconda della natura della lesione, di dove si trova, dell’età e del livello di attività fisica del paziente. In generale, si punta a suturare per conservare più menisco possibile e mantenere le sue funzioni, a beneficio della salute articolare a lungo termine. La ripresa varia: dopo meniscectomia si torna in forma più in fretta, mentre la sutura richiede l’uso di stampelle per qualche settimana per far cicatrizzare bene.
Fondamentale è la riabilitazione, che va modellata sulle necessità del singolo. Dopo un breve riposo, si cominciano esercizi per recuperare mobilità e poi quelli per rafforzare i muscoli, con carichi graduali sul ginocchio. Nel Nord Italia, ad esempio dalle parti di Milano, esistono centri specializzati che creano programmi personalizzati di fisioterapia – una gran cosa – utili per ottenere risultati duraturi. Gli esperti spesso raccomandano di evitare sforzi e movimenti improvvisi nei primi mesi, soprattutto dopo interventi con sutura o trapianto.
Ripresa delle attività e prevenzione: il percorso dopo l’intervento
Rimettersi in gioco, sia nello sport che nelle attività quotidiane, richiede calma, gradualità e la supervisione di specialisti. Accelerare troppo il recupero può portare a recidive o rallentare la guarigione. Per esempio, riesci a correre di solito dopo 3-4 settimane, ma se fai sport di contatto o con sollecitazioni forti, devi aspettare almeno un mese e mezzo. Molto utile è un piano di fisioterapia personalizzato che includa esercizi propriocettivi, fondamentali per migliorare la stabilità del ginocchio e prevenire nuovi traumi.
Prevenire prima ancora di tornare all’attività ha un effetto tangibile sulla salute articolare. Vale la pena riservare tempo al riscaldamento, rinforzare quadricipiti e polpacci, e scegliere scarpe adatte. Chi vive in città – e quindi cammina o pedala spesso – sa bene quanto questi accorgimenti aiutino a mantenere un ginocchio sano.
Non va sottovalutato il supporto specialistico lungo tutto il percorso post-operatorio: visite sportive, controlli nutrizionali – utili strumenti – aiutano a consolidare i progressi e evitare ricadute. In tante regioni italiane questi servizi sono disponibili e rappresentano un sostegno prezioso, soprattutto per chi fa sport con regolarità e intensità.
Il recupero da un’operazione al menisco può sembrare una strada impegnativa, ma con il giusto equilibrio tra intervento, fisioterapia e cura quotidiana si può tornare a muoversi come prima, se non meglio. Il risultato? Una funzionalità stabile che dura nel tempo, e magari anche una nuova consapevolezza del proprio corpo.