Rimborso TARI: guida definitiva per recuperare fino a 10 anni di pagamenti senza difficoltà

Negli ultimi tempi, molte città italiane si sono trovate a fare i conti con una problematica niente affatto trascurabile: parecchi cittadini si sono trovati, senza volerlo, a pagare un’IVA aggiuntiva sulla tassa dei rifiuti che in realtà non doveva esserci. Parliamo di migliaia di contribuenti, numeri che messi insieme fanno una cifra che pesa davvero sul bilancio familiare o aziendale. Il fulcro del problema? L’applicazione dell’IVA sulla TARI, un’imposta che per sua natura non dovrebbe vedere quella maggiorazione. Eppure, diversi Comuni l’hanno applicata, con una percentuale che si aggira attorno al 10%, gonfiando i conti in modo ingiustificato. Oggi, però, si può contestare questa pratica e provare a far valere il diritto al rimborso. Per tantissime famiglie è una possibilità concreta, che può permettere di recuperare pagamenti sbagliati anche fino a dieci anni fa. Insomma, un argomento che forse non fa tanto rumore, ma merita attenzione per chi vuole capire come muoversi e rivendicare ciò che spetta.

Perché l’IVA non deve essere applicata sulla tassa rifiuti

La questione va presa sul serio, perché coinvolge un dettaglio fiscale e giuridico spesso sottovalutato. L’IVA è un’imposta che grava sui consumi, applicata alle vendite di beni e ai servizi. La TARI, invece, è una tassa che serve a finanziare il servizio pubblico di raccolta e smaltimento rifiuti: qui non c’è un rapporto diretto o proporzionale tra ciò che si paga e il servizio reso. Far pagare l’IVA su una tassa significa, in sostanza, fare una doppia imposizione che la legge italiana vieta. Ecco perché fastidiosamente – e in modo errato – qualche Comune ha spinto questa maggiorazione sulle bollette.

Rimborso TARI: guida definitiva per recuperare fino a 10 anni di pagamenti senza difficoltà
Rimborso TARI: guida definitiva per recuperare fino a 10 anni di pagamenti senza difficoltà – studiotecnicoidea.it

La giurisprudenza è stata abbastanza chiara. Nel 2016, una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito in maniera definitiva che l’IVA non può essere messa sulla TARI. Un precedente importante, che riprendeva e rafforzava un intervento della Corte Costituzionale del 2009. Nonostante questo, alcuni enti locali hanno continuato imperterriti a includere l’IVA nella bolletta, aumentando così la spesa dei cittadini senza una reale giustificazione. Soprattutto chi paga le utenze domestiche o gestisce attività commerciali nelle città italiane può vedere numeri crescenti, spesso senza saperlo. La curiosità e la voglia di ribattere stanno crescendo parecchio in questi mesi.

Chi può chiedere il rimborso e come procedere

Si può tornare indietro fino a dieci anni, dando seguito alla prescrizione stabilita dall’articolo 2946 del Codice Civile. Dieci anni, una scadenza più lunga rispetto ai 5 anni generalmente riconosciuti per la TARI, una differenza importante se pensiamo al possibile recupero delle somme ancora pagate senza motivo. Insomma, chi ha versato l’IVA a partire dal 2014 ha margine per avanzare la richiesta di rimborso.

Di solito, l’aliquota applicata si aggira intorno al 10%, e visto il numero di annualità, la cifra da riavere può superare qualche centinaio di euro per famiglia. Inevitabilmente, chi vive in città se ne accorge più che altro quando arriva la bolletta, senza sapere – in molti casi – che una parte non andrebbe pagata. Un risparmio non da poco, soprattutto nell’attuale situazione di pressione fiscale continua.

Per avviare la pratica serve mettere insieme tutte le bollette degli anni da reclamare, controllando che l’IVA sia stata effettivamente addebitata. Dopodiché, bisogna inviare una richiesta formale al Comune di residenza: spesso ci sono moduli specifici, ma chi preferisce può rivolgersi a professionisti esperti o ad associazioni di consumatori che seguono questi casi. La procedura richiede attenzione, perché ogni Comune può avere modi diversi di gestire le pratiche e chiedere documenti o chiarimenti.

Negli ultimi mesi sempre più produttori si stanno informando su questa opportunità e muovendosi concretamente per ottenere il rimborso. L’invito per chiunque stia guardando la propria bolletta è di leggere bene, riflettere e tenere a mente i propri diritti, anche quando si tratta – apparentemente – solo della tassa sui rifiuti. Chi vuole, può così ricostruire la propria posizione e forse alleggerire notevolmente le uscite legate alla gestione dei rifiuti.

×