Dormire male, svegliarsi più volte durante la notte o non riuscire a trovare un sonno profondo sono esperienze che diversi over 60 conoscono fin troppo bene. Chi fino a poco tempo fa aveva un ritmo sonno-veglia regolare, magari nota che il riposo si spezza e che al mattino la carica sembra scarsa. Non si tratta solo della classica “età che avanza”: il corpo cambia, così come le abitudini quotidiane, e tutto ciò influisce sulla qualità del sonno. Capire questi mutamenti, e intervenire con qualche accorgimento, può davvero aiutare a dormire meglio, e a sentire più energia durante il giorno.
Perché il sonno cambia dopo i 60 anni
Quando gli anni passano, spesso il sonno si fa più breve e, cosa meno evidente, perde stabilità. Uno dei segnali più riconoscibili è la tendenza ad addormentarsi presto, ma svegliarsi prima che sia ora – segno che il sonno profondo, quello davvero rigenerante, è meno duraturo. Dietro a tutto questo ci sono cause fisiologiche: aumentano i risvegli, si diventa più suscettibili a rumori, luci e altri stimoli esterni che interrompono il sonno.

Ma non solo il corpo “gioca la sua parte”. Esporsi meno alla luce naturale nelle ore diurne – cosa che spesso succede, specie in città – altera l’orologio biologico. Negli ultimi tempi, poi, si fa meno attività fisica e spesso si assumono farmaci che interferiscono col ritmo sonno-veglia. Nel Nord Italia, per dire, dove le giornate invernali sono corte, molti lamentano proprio questo. Il risultato? Un quadro dove la qualità del sonno rischia di peggiorare.
Non sempre meno ore significano dormire male. Se la giornata è resa vivace e la sonnolenza non si fa sentire, i periodi di riposo più brevi possono bastare. Ma se la stanchezza prende il sopravvento, l’irritabilità aumenta, allora sì che bisogna guardare con attenzione alla qualità di quello che si dorme. A volte conta più questa che la quantità di ore passate a letto.
Come migliorare il sonno senza forzare le ore a letto
Negli anni, cercare di “rimediare” stando più tempo sotto le coperte di notte quasi mai aiuta davvero. Meglio puntare su un ritmo di sonno solido e regolare. Andare a dormire e svegliarsi sempre intorno alle stesse ore aiuta l’orologio biologico – l’addormentarsi diventa più naturale e si evitano pause continue nel sonno.
Altro trucco? Godersi la luce del giorno. Ogni tanto, uscire all’aperto fa la differenza, soprattutto in città dove il tempo passato alle finestre o dentro gli uffici è tanto, ma la luce è poca. Diciamo che certe abitudini, come riposini lunghi nel pomeriggio, possono invece abbassare quella “pressione” necessaria alla sera per cadere nel sonno. Non è niente di complicato da capire, ma spesso lo si dimentica.
La sera, un’altra cosa da fare: rilassarsi. Leggere qualcosa di leggero, ascoltare musica tranquilla, creare una sequenza prevedibile prima di andare a letto. L’ambiente deve aiutare – silenzio, buio, temperatura giusta sono dettagli non da poco. Con l’età, pure il minimo rumore o eccesso di calore può far saltare il riposo. Non si vedono miglioramenti immediati, ma col tempo si accumula beneficio e il sonno migliora.
Quando chiedere aiuto e cosa aspettarsi dai cambiamenti
Non sempre bastano le buone abitudini. Se il riposo resta frammentato o scarso, e la stanchezza scalda troppo la vita quotidiana, conviene parlare con un medico. Capita di avere sonnolenza improvvisa, difficoltà respiratorie, dolori che impediscono di dormire o risvegli frequenti per andare in bagno – situazioni che non si possono lasciare da sole. Anche gli effetti di certi farmaci sul sonno devono essere valutati con attenzione.
Un professionista può individuare con precisione le cause, suggerendo terapie mirate, spesso senza bisogno di interventi invasivi. Il sonno non è mai frutto di un solo elemento, ma dipende da tanti fattori che si accumulano nel tempo. Ecco il punto: non è scritto da nessuna parte che chi dorme meno alla lunga debba “rassegnarsi”. Meglio puntare su una continuità del sonno, non solo sulla quantità trascorsa a letto – solo così si mantiene il vigore di giorno.
Chi ha superato i 60 anni può notare come piccoli aggiustamenti nella giornata impattino sul modo di dormire. Sono abitudini semplici, eppure valgono oro. Piano piano migliorano il sonno e, di conseguenza, la vita intera.