Lavoro notturno e benessere: strategie per preservare la salute nel lungo periodo

Quando arriva la sera e la città si illumina meno, per molti scatta un nuovo turno. Parlo di chi lavora di notte, come medici e autisti, ma anche gli addetti alla sicurezza. Loro affrontano uno squilibrio notevole tra ciò che il corpo vuole e il ritmo che il lavoro impone. L’orologio biologico – o ritmo circadiano – di solito regola momenti di attività e riposo, favorendo il sonno nelle ore buie. Cambiare tutto questo sposta gli equilibri fisici, influendo sulla mente e sul corpo. Chi segue il ciclo giorno-notte classico spesso non se ne accorge.

Il lavoro notturno cambia radicalmente come funziona il sonno e la veglia. Gli ormoni coinvolti – tipo il cortisolo e la melatonina – si modificano in modo significativo. Il cortisolo, noto per legarsi allo stress, tende di solito ad abbassarsi la sera ma, in chi si ritrova sveglio nelle ore scure, permane alto, mantenendo uno stato di iperattivazione. E la melatonina? Serve per far prendere sonno, ma può trovarsi in quantità ridotte o prodotta in momenti sbagliati. La luce artificiale, così comune appena cala il buio, agisce sopprimendo proprio questa sostanza, rendendo più difficile recuperare davvero.

Oltre al sonno disturbato, saltano fuori problemi che vanno da una scarsa attenzione – magari momentanea – a un affaticamento cronico. Anche il sistema immunitario ne soffre e cede terreno. Basta guardarsi intorno, per esempio nelle grandi città del Nord Italia: d’inverno, le malattie si fanno più frequenti, legate proprio all’alterazione del ciclo sonno-veglia e a un’immunità meno efficace.

I disturbi più comuni legati al lavoro notturno

Il punto è semplice: lavorare nelle ore notturne mette a dura prova il ritmo naturale, generando disturbi del sonno, alterazioni dell’umore e problematiche riguardanti il metabolismo e il cuore. Chi si trova in queste condizioni spesso affronta un netto disallineamento tra il proprio orologio biologico e le richieste del turno. Risultato? Sonno spezzettato, di qualità inferiore, poco rigenerante.

Lavoro notturno e benessere: strategie per preservare la salute nel lungo periodo
Lavoro notturno e benessere: strategie per preservare la salute nel lungo periodo – studiotecnicoidea.it

La insonnia non è affare raro, eppure accade il contrario: in alcuni casi, si accumula una sonnolenza eccessiva durante il lavoro. Questa altalena può portare a una condizione indicata come Shift Work Sleep Disorder. Il recupero scarseggia, la prontezza mentale cala e il rischio di incidenti e errori sul lavoro sale notevolmente. Gli esperti lo ripetono: osservare questi segnali aiuta a evitare situazioni pericolose.

Il malumore è un altro campanello d’allarme. Ansia, irritabilità e stress sono solo la punta dell’iceberg. Se il sonno scarseggia a lungo, può emergere una vera depressione. In più, trova terreno fertile un sistema immunitario indebolito. I lavoratori notturni, in effetti, si ammalano più facilmente e guariscono più lentamente, un dettaglio non da poco per la qualità della vita.

Per il cuore e i vasi sanguigni, la situazione non è migliore: ipertensione, livelli alti di colesterolo LDL e trigliceridi sono più frequenti. Alimentazione disordinata e esposizione costante alla luce artificiale peggiorano lo scenario, causando squilibri ormonali che facilitano sovrappeso, insulino-resistenza e, alla lunga, diabete di tipo 2. Anche disturbi digestivi – gonfiore, reflusso, problemi all’alvo – si presentano spesso e vengono un po’ sottovalutati da chi lavora di notte, ma peggiorano il benessere generale.

Strategie per proteggere il corpo e la mente

Non è semplice, lo si sa, quando un mestiere richiede di girare la notte. Però, con alcune accortezze, si possono limitare i danni. Una buona igiene del sonno fa la differenza. Serve organizzare il riposo in stanze tranquille e buie, usando tappi per le orecchie e mascherine oscuranti – soluzioni popolari per chi prova a dormire fuori dai consueti orari.

Dopo il turno, gestire la luce diventa fondamentale. Indossare occhiali da sole al mattino aiuta a ridurre l’impatto della luce naturale, che altrimenti disturberebbe il sonno successivo. Il consiglio? Evitare gli schermi blu in serata, favorendo luci più calde che infastidiscono meno il sistema. Sembra un dettaglio piccolo, ma conta.

Il cibo gioca un ruolo meno noto ma decisivo. Mangiare leggero durante le ore notturne, limitare grassi e zuccheri e ridurre la caffeina prima di dormire rende più semplice la digestione e sostiene un metabolismo più stabile. Bere abbastanza acqua aggiunge ulteriore conforto.

Per contenere lo stress e il cortisolo alto, molti adottano tecniche di rilassamento: respirazione profonda, mindfulness e pause regolari durante il turno. Nei giorni liberi, un po’ di attività fisica moderata aiuta a ristabilire l’equilibrio, senza appesantire troppo il corpo. E se la tensione psicologica persiste? Andrebbe considerato un percorso di supporto psicoterapico, utile per evitare che i problemi si aggravino.

Chi lavora di notte da tempo sottolinea un punto chiave: monitorare costantemente la salute. I segnali negativi si manifestano lentamente, ma l’impatto può durare a lungo, soprattutto sul cuore e sul sistema immunitario. Stare attenti resta, insomma, la migliore strategia di tutti.

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